martedì 28 giugno 2022

Vi presento Pietrina e la meraviglia della casualità

 




Il viaggio alla scoperta di se stessə è un viaggio alla scoperta di un mondo nuovo. No, non è una frase fatta o retorica, è un dato di fatto di un'esperienza che parte quando si decide di fare un bel tuffo e nel mentre accadono cose che non hanno nulla di pianificato o studiato. Io direi di chiamarla casualità e come da sempre canta la mia litania, io ci trovo meraviglia. 

Vi va di conoscere la mia Pietrina? 

Era una domenica di maggio, anche piuttosto estiva. Io come una mattiniera alle prime armi faccio fronte al sonno bevendo il mio adorato caffè con le tre c. E nemmeno tanto con calma come piace a me. Da lì a poco sarei partita per qualche ora fuori. 

Diciamo che il viaggio non è stato dei migliori e io ero abbastanza turbata, troppo vociare, troppa fretta che non mi stavano dando il tempo di connettermi. Era abbastanza presto e c'erano tante belle persone della serie "gente allegra dio li aiuta". Un attimo, non è che io non fossi allegra, eh, è che non avevo scolato per bene tutta la cuccumella e quindi quell'unico caffè non era stato sufficiente. 

Accade però che, al momento di scendere, lascio scivolare tutto il disordine, non mi faccio intimorire dalle mie ansie, cammino spedita e dopo tanto tempo riesco a prendere la metro come se fossi una cittadina del mondo senza paura, soltanto con tanto sonno. Chi prende la metro, lo sa, quel venticello clandestino può aiutare. 

Arrivo a destinazione, la mattinata era libera, decido di regalarmi calma, abbraccio una mia amica, mi siedo, sorseggio un altro caffè, ma di quelli che ti rimettono al mondo e mi ha rimessa al mondo anche la graffa a cui avevano fatto fare abluzioni di un certo livello nello zucchero. Chissà cosa ne pensa il dentista di questa cosa? Va beh, non ci pensiamo. 

Non ci pensiamo, ma in quel momento ho pensato che fosse il momento giusto per fare una passeggiata e andare in un posto che desideravo scoprire da tanto. Noncurante della temperatura, delle poche ore di sonno, mi incammino e senza guardare troppo il navigatore, mi incammino e mi imbatto con tanto piacere e stupore fanciullesco in vicoli quieti e colorati. E cammino, cammino, salgo sempre più su, scatto foto ai turisti, lascio che il vento contrasti la calura. 

Mi arrampico, mi arrampico fino a ritrovarmi di fronte a un meraviglioso gioiello grezzo, il Petraio, un "metaborgo" nella città partenopea. Una poesia ancora poco conosciuta, una canzone non ancora cantata. Ed è proprio lì che incontro la mia amata Pietrina, nome di fantasia perché non ci siamo nemmeno presentate, una signora che come ho già scritto altrove, aveva il suo oro accucciato e composto dietro la nuca e lo sguardo confortante. Ne avevo proprio bisogno.

Credeva fossi del posto, abbiamo chiacchierato per diverso tempo, ci siamo fidate entrambe ed entrambe ci siamo confidate l'amore per quella città, la fatica e la bellezza della fragilità di un luogo che ha tutte le sembianze di un essere umano, tutti i difetti di questo mondo, ma anche tutti i pregi dell'universo. 

Pietrina mi ha invitata a vedere il suo giardino di cui cantava meraviglia, ma io ho gentilmente declinato, e amaramente pentita dopo. E sapete che c'è? Lei non si è offesa, no. Anzi, al momento dei saluti mi ha detto le più belle e genuine parole che ognuno di noi dovrebbe sentirsi dire: 

"Ti auguro buona giornata. Anzi, no, buon tutto per tutta la vita!" 

E io, imbambolata come sempre, a parte il grazie e un timido sorriso, non ho saputo dire o fare altro. Ma anche per questo Pietrina non si è offesa. Ha continuato a osservarmi con tenerezza finché io non sono scomparsa tra i vicoli. 

Non è scomparsa la frase che ancora oggi, a distanza di qualche settimana, risuona durante le mie giornate. Mi pare prenda il posto di quegli abbracci mancati per due anni. Non potevo non condividere con voi e non posso lasciare che cada nel vuoto. Mi piace l'idea che rimanga come un tatuaggio sulla pelle, e che possa avere la forza di cantare tra le onde del web ed emozionarvi come è successo a me.

A presto, Pietrina. 



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