martedì 22 marzo 2022

Cosa vuoi dirmi? Te lo dico io.


Ne è passato di tempo dall'ultimo post, qualche settimana con lo scudo abbassato o a metà, tempo passato a cercare di capire se fosse una buona idea non insistere, ma resistere. Ma cosa voglio dire a te che leggi? No, non è cosa voglio raccontare, ora, è cosa voglio chiederti. 

Chi ci dice che una persona che sorride, si alza dal letto, beve il suo caffè, non nasconda lividi e cicatrici invisibili? Sai, basta aggiungere un po' di sale per capirlo, ad infiammare una ferita, a rendere il sapore più amaro. Ma il sapore amaro e la bruciatura per chi e per cosa? 

Chi è fragile, è più espostə ad attacchi ingenui involontari e ironici, così sembrano da quello che si dice in giro. Ma di ironico divertente cosa c'è esattamente? Lo so, è un giro chilometrico di parole per cercare di spiegare qualcosa che non è una passeggiata.

Non è come bere una deliziosa birra fresca sedutə sul muretto. Se sono al 15% della forma, credimi, non basta una bottiglia del miglior vino rosso a rendermi più forte, a ripararmi. Sì, il vino ti apre le porte per un momentaneo stato di grazia, avvoltə da una leggera nebbia come se fossimo su una nuvola sul più bel cielo a cullarci. 

E no,  se io non dormo per notti, il vino non riesce ad essere il mio amico e non riesci a esserlo nemmeno tu che me lo dici. Ma perché lo fai? Lo dici perché vuoi aiutarmi, lo so, ma sai che, a volte, faccio fatica a bere anche l'acqua? Vuoi farmi affogare? 

Credimi, io vorrei anche nuotare, ma sono la sola che può deciderlo, che può farlo, non credi? Il tappo di una bottiglia non serve ad accendere e spegnere i miei interruttori. Capita spesso che anche io dimentichi di averne. 

Ma, allora, cosa è giusto dire o non dire? Ma non so può dire proprio niente?  Per nessunə è semplice avere a che fare con le fragilità. È capitato anche a me di aver mal tollerato certe emozioni. È che sto imparando un po' alla volta ad accoglierle, una per una. E sono tante. Che ne dici se provi ad abbracciarne qualcuna anche tu? 

Tu, voi, noi, è difficile spiegare, è difficile chiedere, è stramaledettamente complicato pensarci. Si potrebbe, però,  provare a chiedere se le parole che pronunciamo o la battuta buttata lì possa radicarsi o cementificarsi sottopelle e rimanerci a vita? 

Non sarà una bottiglia di vino, non sarà un passerà buttato così per ridere a stemperare una situazione che non si è in grado di controllare. Non è una colpa, non deve essere nemmeno una giustificazione per continuare a non lasciar perdere, in silenzio. 

Che poi, a me il vino rosso mi piace, eh. Secondo te non c'è proprio altro che puoi dirmi? 


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