domenica 23 gennaio 2022

Le mie emozioni non bussano alla porta. O forse, sì.



Emozioni... Ma cosa sono questi vortici interiori che ti stravolgono la vita e ti fanno quasi annegare? Le mie hanno tanti nomi, a volte mi fanno pagare il conto senza togliermi un centesimo, a volte si presentano a rate. 


Prima che accendessi il motore e riscaldassi i miei passi per affrontare la strada che avevo davanti, facevo fatica a riconoscere cosa stesse accadendo. Poi, poi ho capito il senso della parola consapevolezza


Ho cominciato a rendermi conto, a prendermi cura di questo mio mondo, quello fatto di giorni e notti mai uguali, di sole e luna sempre in conflitto. Sentivo la flebile voce del mio corpo, fino al suo punzecchiare, instancabilmente.

 
Questo suo punzecchiare è diventato insistente e prepotente quando, a metà settembre, ha sfondato la porta con calci e pugni lasciandomi poca scelta. Non è stato divertente trascorrere tre, quattro giorni sulle montagne russe. Le cinture non erano ben allacciate e non mi stavano salvando, e io non riuscivo ad aggrapparmi a nulla. 


Un lungo, interminabile tempo durante il quale ero incapace di gestire un oceano di emozioni. Ma cosa mi stava accadendo? Faticavo a stringere una penna, era complicato anche lavarsi il viso, era impensabile guardarsi allo specchio. 


Ho tamponato finché sono riuscita. Poi, sempre questo poi in ritardo, mi sono ricordata che potevo chiedere aiuto. L'ho fatto, avevo una freccia nel mio arco. Sono uscita di casa, come ho continuato a fare durante il diluvio. Stavolta, ho preso l'ombrello, e nonostante mi sentissi intrisa e svuotata allo stesso tempo, ho ripreso il cammino. 


La fragilità è molto più che cristallo, e molto di più di ciò che si vede o si vuol vedere. Può essere lucente, può essere pulito e vestito a festa, ma essere in mille pezzi dentro. Ogni giorno la fragilità mi insegna il coraggio, a lasciarmi attraversare da emozioni e paure, non mi promette tempi brevi, racconta di me, una riga alla volta scrive il mio presente. 

domenica 2 gennaio 2022

Quanto coraggio ha la consapevolezza?






Quanto coraggio ha la consapevolezza, la mia consapevolezza? Verrebbe da usare una famosa citazione da un milione di dollari come risposta, ma questo non è un film, non è una serie TV, non è un gioco a premi, è vita vera. 


All'inizio non me ne rendevo conto, sentivo che c'era qualcosa che non andava. Dicevano che fosse solo stanchezza, stress, sarebbe passato. Dicevano, sì. Ma non passava, a passare erano i minuti, le ore, i giorni. Sentivo la prepotenza di certe emozioni, di tanti pensieri, ma non capivo. Non ci riuscivo. 

Poi, poi è arrivato il dolore fisico, mi sentivo stringere il petto, avevo il fiato corto, il cuore andava a mille all'ora. Continuavano a rassicurarmi, era soltanto stress, con una visita medica avrei risolto, la paura sarebbe passata. Continuavano a dirmi. 

Il mio cuore era sano, è sano, nessun problema, ma la paura non passava. A passare erano i giorni, le settimane. Mi sentivo in un limbo, non riuscivo a capire, forse non mi rendevo conto, o semplicemente non avevo la forza di realizzare. Non avevo la forza. 

Facevo fatica, respiravo male, mi sentivo stanca. Un'altra visita, ancora un'altra. I miei polmoni erano sanissimi, sono sanissimi. Nessun tipo di problema. Ero in salute, bastava fare controlli periodici. Ma passavano le settimane. 

Passavano le settimane. Forse non volevo ammetterlo, ci sta. E continuavo a stare male. Ma male in che senso?  Non riuscivo più a gestirmi, troppe emozioni, troppa forza così prepotente da tenermi sveglia per notti intere. Non avevo tregua, non avevo pace. Continuavo a riempire le mie giornate di attività, ma non avevo forza, mi trascinavo. Mi trascinavo. 

Passavano i giorni, ma non passava quello che avevo dentro. Continuava ad insultarmi, a provocarmi, a prendersi gioco di me, e mi sembrava di non avere più frecce da giocare, mi sentivo persa. 

Passavano i giorni. Poi un giorno ho detto basta. Ho deciso da sola. Ho deciso di chiedere aiuto. Questa mano mi è stata tesa e io sono partita, ho mosso i primi passi. La consapevolezza era arrivata. Ho preso coscienza, non potevo reggere più questo peso sulle mie spalle, non potevo da sola. Non potevo da sola far fronte ad ansia e depressione.

Si fa fatica a chiamarle per nome. Una impetuosa, l'altra silente. Entrambe presenti, entrambe prepotenti. Erano loro e io non riuscivo a capire. Ora, ora lo so.

Ogni giorno è un giorno coraggioso fatto di fragilità, e ogni tanto amore. La fragilità è impegnativa, diciamolo, a volte si fa finta che tutto vada bene. Ma io non nascondo le emozioni, non me la sento. 

Non c'è nulla di cui vergognarsi, non è tristezza, non è il proprio carattere, non è una colpa. Ho ammesso di essere umana. Sto imparando un mestiere, mi sto ritrovando lungo il percorso. 

La consapevolezza di volerlo fare e accettare di darsi del tempo, che le cose possono continuare ad essere complicate e difficili. A volte mi sento di essere immobile, fuori dal mondo. Ma in quel modo ci sono dentro. Lo sto conoscendo, me ne sto prendendo cura. 




Quasi due anni: priorità e filosofia

  Non conto i successi e i fallimenti raccolti in quasi due anni dal mio primo passo, dal mio ultimo post sui novanta giorni e la paura. La ...