No, non mi sto prendendo gioco di voi. La donzella in foto pare non essere una fanciulla con lo scudo, una shield-maiden o skjaldmær, una tosta combattente nordica. E, invece, è necessario contraddirvi, lo scudo c'è, ma non si vede, e io sto per raccontarvelo.
Qualche mese fa, la mia fragilità è venuta a salutarmi con un abbraccio tritacarne, e con lei tutte le emozioni conosciute e anche inimmaginabili. Non avevo molte forze, il mio scudo era ammaccato, era come una grattugia. Anche se, a dirla tutta, di traforato, avrei preferito un maglioncino, almeno sarei stata al caldo. Il punto è che non ho avuto scelta, se non imparare a ripararmi.
Cosa ho fatto? Beh, oltre alla psicoterapia, c'era la necessità di trovare strategie per proteggermi, ritrovare le energie buone e compassionevoli e lasciare andare ciò che occupava spazio vitale e non mi lasciava respirare.
Sembra strano, le difficoltà non mi hanno distratta dalla voglia di progettare. Non mi sono stancata di andare incontro alla meraviglia. Questo desiderio è sempre stato accanto a me, non dietro o avanti, ma accanto. Ho rispolverato interessi e tirato fuori dai cassetti gioielli a cui avevo dato poca luce. Insomma, ho ripreso a fare qualcosa per me. Avevo dimenticato come si fa e da molto tempo.
Un attimo che ci arrivo, eh. Ci tengo a precisare che non è stato e non è tuttora una passeggiata sul più bel lungomare. A volte, mi è sembrato di star ferma, immobile. Invece, mi stavo soltanto muovendo un millimetro alla volta, in risalita verso la china. Questo per dirvi che non bisogna necessariamente affannarsi, il respiro già manca. Un solo movimento, uno impercettibile può aiutare a stare meglio.
Ma in pratica, quindi, cosa ho fatto? Ho cominciato a camminare, le temperature estive in quel periodo hanno aiutato. Quando non riuscivo a dormire, mi alzavo e andavo a camminare, un'oretta, non di più. Era tantissimo per me, riuscivo per un po' a liberarmi da pensieri poco confortanti, e rientravo con la voglia di fare una bella colazione. C'è da dire che anche mangiare ha richiesto impegno, costa anche adesso.
Ho ripreso a scrivere, ho comprato una montagna di taccuini e penne colorate. Di sera, prima di mettermi a letto, buttavo giù le mie emozioni, la penna è diventata un bastone, uno dei tanti a cui sorreggermi e non tremare. E visto che mi piaceva, mi sono iscritta a corsi di poesia e scrittura vari. Mi hanno aiutata ad abbracciare la mia fragilità, ad accogliere le mie emozioni contrastanti. Compito difficile, ma la consapevolezza mi ha sorretta. Ho scoperto di avere dei desideri. E cosa c'è di più vivo e bello che scoprirne di possederne tanti?
Ho pianificato viaggi brevi, ho preso mezzi pubblici. Volevo capire la mia ansia, gestirla in luoghi affollati e rumorosi. La mia meta era caricarmi di bellezza, quindi, ho fatto scorta di mostre d'arte. E sapete cosa ho imparato, anche se a volte me ne dimentico? L'arte mi ha insegnato a prendermi il giusto tempo, a essere paziente.
Ci vuole pazienza, ma a quantità industriali, e sapete perché? Il percorso continua, ma durante capita di inciampare e trovarsi in una posizione di stallo. È necessario accogliere anche ciò che non piace, alcune mie emozioni mi infastidiscono, ma non posso ignorarle. Questa è la mia vita, questo è il mio presente. Pare facile, non lo è.
Ho imparato a coltivare anche il sano vuoto, a non sentirmi al 100% e produttiva come un macchina. Tutto ciò ha reso e rende le mie giornate uniche, mai uguali. Questa battaglia ha dei tempi da rispettare. Corpo e mente vanno ascoltati e rispettati. Fa parte del combattimento. Che fatica, fanciullə.
Io da fanciulla con lo scudo, livello principiante sia chiaro, ci provo con i mezzi che ho e riesco a trovare, anche una calda felpa rosa e un po' di cioccolato bianco possono servire a trasformare una grattugia in un paracolpi da Olimpiade.
E ora vi chiedo, in che condizioni è il vostro scudo? Ve ne state prendendo cura?

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