Domenica mattina, fuori piove, ho preparato il mio amato caffè e c'è tanta voglia di liberarsi e librarsi in aria. Non respiro nel deserto, ultimamente penso un po' troppo, sì, ma c'è il mio futuro a non lasciarmi cadere.
Lo so, lo so, bisogna viverlo questo presente, non lasciarsi rapire dal passato che si conosce né dal futuro che è un'incognita meno amica di quella di matematica al liceo. La soluzione c'era e c'è, ma non per tutte le persone è semplice trovarla, non per tutte le persone esiste la stessa soluzione. Si chiama vita, non è matematica.
Respiri del deserto è un testo di due anni fa, scritto a mo' di canzone per un laboratorio di scrittura. Il periodo lo conosciamo, non sto qui a ricordare cosa ci stesse accadendo, sono qui a dire che la scrittura ha sempre avuto un ruolo nella mia vita, che fosse sotto forma di lamento, litania, poesia, dolcezza o sarcasmo aspro e genuino o ironia fallita.
Come tutto ciò che metto nero su bianco, mi rappresenta al cento per cento, tutto di questi caratteri mi appartiene, dalla paura alla rassegnazione, dalla rassegnazione al coraggio, alla speranza e all'ottimismo. Ciò che esce dalla mia mano finisce sempre con una spinta alla bellezza delle cose che possono accadere o che ci sono già. La bruttezza non mi piace, ma bisogna conoscerla.
Non sono più la stessa, ma sono sempre io. Sono nel cambiamento e nel cambiamento è difficile starci perché riguarda me e un nuovo modo di vedere, anzi guardare. Tutto il contorno si prepara da solo. Io posso soltanto continuare a scavare per scovare, con gioia, con mai una gioia, con ironia, con liberazione come detta la pioggia di questa mattinata. Un sacco di emozioni.
Respiri nel deserto è un canzone che veste bene, non fa differenze, va bene per me, va bene per voi.

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