La velocità del tempo corrente non è la velocità di noi stessə, non può rappresentare la vita nella sua essenza, ma questo non lo sa, e forse non lo sappiamo neanche noi fino a quando non ci lascia altra scelta che tuffarci a capofitto nel più profondo del nostro mare.
Ma cosa è successo? Non essendo la più abile delle nuotatrici della vita, ho dovuto fare un salto, ma ho anche azzardato capriole e acrobazie varie che legamenti e ossa hanno sentito benissimo. So che vi starete chiedendo, ma come si fa a muoversi in acque aperte e profonde? Non è la solita strada, non si vede alcunché.
Beh, fino a un anno fa non lo sapevo nemmeno io, non ero consapevole che si potesse convivere con insolite emozioni e mangiare turbolenze a colazione per giorni, settimane, mesi. Me ne sono resa conto un po' alla volta, vivendo crisi, con l'incognita della paura perenne. Che fatica restare sveglia per capirlo. Ve lo dico senza troppi giri di parole.
In acque profonde ho voluto tenere gli occhi aperti anche quando ero molto stanca, avevo delle protezioni, sì, ma ero io che dovevo nuotare sodo, la vita era ed è la mia. Volere non è sempre potere. Sfato questo mito. Sfato per l'ennesima volta anche l'idea che non si tratta di un film di fantasia, è tutto vero, verissimo e, soprattutto vissuto.
Qui sta il punto. Vivere emozioni nuove è conoscere se stessə e scoprire di essere una risorsa infinita. Vivere certe emozioni è anche imparare a fermarsi e ad ascoltare il nostro suono. Non superare il limite, non mi piace questa idea, mi piace, anche se non è divertente, della pura consapevolezza che siamo umanə fragilə, non macchine, non manichini telecomandati.
Sono parole che io ripeto come una litania, e continuerò a farlo anche se sono stonata, sembrano ovvie e banali, ma sono parole importanti, una canzone, una poesia da imparare. Ma secondo voi, come ho fatto a trovare il mio scrigno? E ancora, secondo voi, come afferro quel raggio di luce che mi fa strada ogni volta che sono al buio?
Sono acrobata verso me stessa, quando penso a me, punto verso me, mi fermo a lungo a guardarmi, faccio un lungo e fighissimo inchino. Avete letto bene, fighissimo. È una licenza concessa. E mi concedo frivolezze sincere, bellezze semplici, lentezze vergognosamente mozzafiato. Mi accorgo di essere io il mio scrigno e soltanto io posso aprirlo.
Ogni singola creatura è custode della propria bellezza e risorsa infinita. Gioca bene a nascondino, i chilometri da percorrere sono tanti, è dispendiosa come gioiello, ma volete mettere la meraviglia quando la indossate?
Anch'io m'nchino a te🌵
RispondiEliminaI fiori dei 🌵 sono meravigliosi. Grazie.
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