martedì 19 dicembre 2023
La libertà è il regalo di una scelta: vivere o vivere
martedì 1 agosto 2023
(In)certezza e alternative
Quando si decide di fare un passo avanti verso il cambiamento, si è presi da un'irrefrenabile voglia di bruciare le tappe perché ci si convince che bisogna il battere il ferro finché è caldo.
domenica 16 aprile 2023
Il successo o le cose che facciamo accadere
Non ho una coppa scintillante e dorata da mostrare né le mani alzate in segno di vittoria oggi. Per ora alzo le braccia soltanto per sgranchirmi tra un impegno e l'altro. Ciò che mostro è una tazza di caffè e lo sguardo verso l'alto nonostante la pioggia. Non ho paura di bagnarmi, significa che sto andando oltre, sto guardando altrove per lavare la mia pelle.
sabato 10 dicembre 2022
L'importanza di chiamarsi alla decisione
No, non ho osato chiamare a rapporto l'acutezza dell'amato Oscar Wilde. Voglio rassicurare chi è del mestiere e rassicuro anche Oscar che avrà trovato venti errori in dieci parole.
domenica 30 ottobre 2022
Una panchina e un sospiro di sollievo
domenica 4 settembre 2022
Respiri nel deserto e sotto la pioggia
Domenica mattina, fuori piove, ho preparato il mio amato caffè e c'è tanta voglia di liberarsi e librarsi in aria. Non respiro nel deserto, ultimamente penso un po' troppo, sì, ma c'è il mio futuro a non lasciarmi cadere.
giovedì 25 agosto 2022
Una, nessuna e centomila gioie
Sono convinta che il sommo autore dell'opera citata in una parte del titolo mi perdonerà e non verrà nei miei sogni a redarguirmi per aver storpiato il suo capolavoro. Giuro che ho letto il libro. Giurin giurello, si dice così?
Questo nuovo post è arrivato quasi per caso, avrei aspettato un altro po', ma ho sentito le parole arrivare e ho sentito il bisogno di lasciarle anche qui e farvele conoscere. Condividere è come prendersene cura.
Qualche giorno fa ho coniato il mio hashtag estivo #maiovolevosoltantoleferie. Cosa vuol dire? Per me il riposo è sacro, non è soltanto il dolce far niente, è lusso di fare schifo e non riempire buchi. Ci sta tutto, ma forse io ne ho tappati troppi nelle settimane precedenti.
Ero stanca, talmente stanca che non sono riuscita a dormire come volevo io. Troppo rumore, troppi stimoli, troppo tutto, e il troppo non è sinonimo di bene in questo caso, il mio. La sveglia non ha suonato, ma la mia mente e il mio corpo hanno deciso che svegliarsi all'alba era un modo per mettere in chiaro alcune semplici cose.
E con un sprezzante o sprizzante "Signorina!" (ma che odio nei confronti di questa parola), sono venuti a farmi ciao con la manina e non solo. Mi hanno redarguita con la bacchetta e con belle parole: ma chi ti credi di essere tu? Sei umana, chi sei, un robot di ultima generazione? Cosa pensi di fare? Scendi dal piedistallo e ascoltaci bene!
Non vi dico la pesantezza di certe paternali. Come una litania, come si dice "agg perduto o suonno e a fantasia" e anche la forza che poi ho dovuto ritrovare per tirarmi su per riprendermi. Io faccio così, ho dovuto trovare strategie e mezzi perché non ce la facevo.
Dopo l'ondata di #mainagioia, ho cercato di trovarne una con i miei mezzi, mi sono fermata un po' e per forza di cose perché non riuscivo a fare altro. Poi, ho ripreso con le lunghe passeggiate mattutine, poi sdraio sul terrazzo con vista impalcature e poi mi sono finta morta perché davvero ero senza forze e senza pace.
Poi? Poi che? Ah, libri, ho ricominciato a leggere come un tempo e distrarmi con le pagine mi ha aiutata un po' a fuggire dalla bruttezza, e siccome pure le mie occhiaie stavamo diventando trolley da viaggio, mi sono data un po' al trucco e parrucco che fanno sempre bene. Non ho mascherato, quello no.
Guardarsi allo specchio quando non si sta bene non è facile, ma ho preso il toro per le corna e i capelli bianchi, e ho dato un po' di colore e luce ai miei occhi. Una bella luce che sono riuscita a sentire io, non vedere, proprio sentire. Perché si sente quando si riesce a respirare meglio, le rughe si distendono e il battito non è accelerato.
Insieme a una certa luce, anche un venticello fresco e una tempesta in arrivo sono d'aiuto. Ritrovo la calma. La sofferenza è un bello schifo, a volte accolgo le emozioni e sto ad ascoltare, a volte colgo piccole meraviglie e gioie ed è grazie a me. Ed è grazie a me se qualche volta riesco anche a "sorriderne" di questo schifo.
Tutto ciò per dire che la tristezza non è un problema da risolvere (ispirazione tratta da Goodbye to all that di Sari Botton), ma una porta da aprire. Se rimane chiusa, non ci concediamo la possibilità di conoscere la nostra unicità e autenticità. Io sto cercando di essere me e questo può piacere o far paura.
La fragilità non è una devianza, è una poesia da scrivere. Vera e genuina, carezza e schiaffo.
Quasi due anni: priorità e filosofia
Non conto i successi e i fallimenti raccolti in quasi due anni dal mio primo passo, dal mio ultimo post sui novanta giorni e la paura. La ...
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Questo post sarebbe dovuto arrivare una settimana fa, ma avevo bisogno di costruire riga per riga mettendo le parole al loro posto, non l...
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No, non mi sto prendendo gioco di voi. La donzella in foto pare non essere una fanciulla con lo scudo, una shield-maiden o skja...





