Non ho una coppa scintillante e dorata da mostrare né le mani alzate in segno di vittoria oggi. Per ora alzo le braccia soltanto per sgranchirmi tra un impegno e l'altro. Ciò che mostro è una tazza di caffè e lo sguardo verso l'alto nonostante la pioggia. Non ho paura di bagnarmi, significa che sto andando oltre, sto guardando altrove per lavare la mia pelle.
domenica 16 aprile 2023
Il successo o le cose che facciamo accadere
Non ho una coppa scintillante e dorata da mostrare né le mani alzate in segno di vittoria oggi. Per ora alzo le braccia soltanto per sgranchirmi tra un impegno e l'altro. Ciò che mostro è una tazza di caffè e lo sguardo verso l'alto nonostante la pioggia. Non ho paura di bagnarmi, significa che sto andando oltre, sto guardando altrove per lavare la mia pelle.
sabato 10 dicembre 2022
L'importanza di chiamarsi alla decisione
No, non ho osato chiamare a rapporto l'acutezza dell'amato Oscar Wilde. Voglio rassicurare chi è del mestiere e rassicuro anche Oscar che avrà trovato venti errori in dieci parole.
domenica 30 ottobre 2022
Una panchina e un sospiro di sollievo
domenica 4 settembre 2022
Respiri nel deserto e sotto la pioggia
Domenica mattina, fuori piove, ho preparato il mio amato caffè e c'è tanta voglia di liberarsi e librarsi in aria. Non respiro nel deserto, ultimamente penso un po' troppo, sì, ma c'è il mio futuro a non lasciarmi cadere.
giovedì 25 agosto 2022
Una, nessuna e centomila gioie
Sono convinta che il sommo autore dell'opera citata in una parte del titolo mi perdonerà e non verrà nei miei sogni a redarguirmi per aver storpiato il suo capolavoro. Giuro che ho letto il libro. Giurin giurello, si dice così?
Questo nuovo post è arrivato quasi per caso, avrei aspettato un altro po', ma ho sentito le parole arrivare e ho sentito il bisogno di lasciarle anche qui e farvele conoscere. Condividere è come prendersene cura.
Qualche giorno fa ho coniato il mio hashtag estivo #maiovolevosoltantoleferie. Cosa vuol dire? Per me il riposo è sacro, non è soltanto il dolce far niente, è lusso di fare schifo e non riempire buchi. Ci sta tutto, ma forse io ne ho tappati troppi nelle settimane precedenti.
Ero stanca, talmente stanca che non sono riuscita a dormire come volevo io. Troppo rumore, troppi stimoli, troppo tutto, e il troppo non è sinonimo di bene in questo caso, il mio. La sveglia non ha suonato, ma la mia mente e il mio corpo hanno deciso che svegliarsi all'alba era un modo per mettere in chiaro alcune semplici cose.
E con un sprezzante o sprizzante "Signorina!" (ma che odio nei confronti di questa parola), sono venuti a farmi ciao con la manina e non solo. Mi hanno redarguita con la bacchetta e con belle parole: ma chi ti credi di essere tu? Sei umana, chi sei, un robot di ultima generazione? Cosa pensi di fare? Scendi dal piedistallo e ascoltaci bene!
Non vi dico la pesantezza di certe paternali. Come una litania, come si dice "agg perduto o suonno e a fantasia" e anche la forza che poi ho dovuto ritrovare per tirarmi su per riprendermi. Io faccio così, ho dovuto trovare strategie e mezzi perché non ce la facevo.
Dopo l'ondata di #mainagioia, ho cercato di trovarne una con i miei mezzi, mi sono fermata un po' e per forza di cose perché non riuscivo a fare altro. Poi, ho ripreso con le lunghe passeggiate mattutine, poi sdraio sul terrazzo con vista impalcature e poi mi sono finta morta perché davvero ero senza forze e senza pace.
Poi? Poi che? Ah, libri, ho ricominciato a leggere come un tempo e distrarmi con le pagine mi ha aiutata un po' a fuggire dalla bruttezza, e siccome pure le mie occhiaie stavamo diventando trolley da viaggio, mi sono data un po' al trucco e parrucco che fanno sempre bene. Non ho mascherato, quello no.
Guardarsi allo specchio quando non si sta bene non è facile, ma ho preso il toro per le corna e i capelli bianchi, e ho dato un po' di colore e luce ai miei occhi. Una bella luce che sono riuscita a sentire io, non vedere, proprio sentire. Perché si sente quando si riesce a respirare meglio, le rughe si distendono e il battito non è accelerato.
Insieme a una certa luce, anche un venticello fresco e una tempesta in arrivo sono d'aiuto. Ritrovo la calma. La sofferenza è un bello schifo, a volte accolgo le emozioni e sto ad ascoltare, a volte colgo piccole meraviglie e gioie ed è grazie a me. Ed è grazie a me se qualche volta riesco anche a "sorriderne" di questo schifo.
Tutto ciò per dire che la tristezza non è un problema da risolvere (ispirazione tratta da Goodbye to all that di Sari Botton), ma una porta da aprire. Se rimane chiusa, non ci concediamo la possibilità di conoscere la nostra unicità e autenticità. Io sto cercando di essere me e questo può piacere o far paura.
La fragilità non è una devianza, è una poesia da scrivere. Vera e genuina, carezza e schiaffo.
martedì 28 giugno 2022
Vi presento Pietrina e la meraviglia della casualità
Vi va di conoscere la mia Pietrina?
Era una domenica di maggio, anche piuttosto estiva. Io come una mattiniera alle prime armi faccio fronte al sonno bevendo il mio adorato caffè con le tre c. E nemmeno tanto con calma come piace a me. Da lì a poco sarei partita per qualche ora fuori.
Diciamo che il viaggio non è stato dei migliori e io ero abbastanza turbata, troppo vociare, troppa fretta che non mi stavano dando il tempo di connettermi. Era abbastanza presto e c'erano tante belle persone della serie "gente allegra dio li aiuta". Un attimo, non è che io non fossi allegra, eh, è che non avevo scolato per bene tutta la cuccumella e quindi quell'unico caffè non era stato sufficiente.
Accade però che, al momento di scendere, lascio scivolare tutto il disordine, non mi faccio intimorire dalle mie ansie, cammino spedita e dopo tanto tempo riesco a prendere la metro come se fossi una cittadina del mondo senza paura, soltanto con tanto sonno. Chi prende la metro, lo sa, quel venticello clandestino può aiutare.
Arrivo a destinazione, la mattinata era libera, decido di regalarmi calma, abbraccio una mia amica, mi siedo, sorseggio un altro caffè, ma di quelli che ti rimettono al mondo e mi ha rimessa al mondo anche la graffa a cui avevano fatto fare abluzioni di un certo livello nello zucchero. Chissà cosa ne pensa il dentista di questa cosa? Va beh, non ci pensiamo.
Non ci pensiamo, ma in quel momento ho pensato che fosse il momento giusto per fare una passeggiata e andare in un posto che desideravo scoprire da tanto. Noncurante della temperatura, delle poche ore di sonno, mi incammino e senza guardare troppo il navigatore, mi incammino e mi imbatto con tanto piacere e stupore fanciullesco in vicoli quieti e colorati. E cammino, cammino, salgo sempre più su, scatto foto ai turisti, lascio che il vento contrasti la calura.
Mi arrampico, mi arrampico fino a ritrovarmi di fronte a un meraviglioso gioiello grezzo, il Petraio, un "metaborgo" nella città partenopea. Una poesia ancora poco conosciuta, una canzone non ancora cantata. Ed è proprio lì che incontro la mia amata Pietrina, nome di fantasia perché non ci siamo nemmeno presentate, una signora che come ho già scritto altrove, aveva il suo oro accucciato e composto dietro la nuca e lo sguardo confortante. Ne avevo proprio bisogno.
Credeva fossi del posto, abbiamo chiacchierato per diverso tempo, ci siamo fidate entrambe ed entrambe ci siamo confidate l'amore per quella città, la fatica e la bellezza della fragilità di un luogo che ha tutte le sembianze di un essere umano, tutti i difetti di questo mondo, ma anche tutti i pregi dell'universo.
Pietrina mi ha invitata a vedere il suo giardino di cui cantava meraviglia, ma io ho gentilmente declinato, e amaramente pentita dopo. E sapete che c'è? Lei non si è offesa, no. Anzi, al momento dei saluti mi ha detto le più belle e genuine parole che ognuno di noi dovrebbe sentirsi dire:
"Ti auguro buona giornata. Anzi, no, buon tutto per tutta la vita!"
E io, imbambolata come sempre, a parte il grazie e un timido sorriso, non ho saputo dire o fare altro. Ma anche per questo Pietrina non si è offesa. Ha continuato a osservarmi con tenerezza finché io non sono scomparsa tra i vicoli.
Non è scomparsa la frase che ancora oggi, a distanza di qualche settimana, risuona durante le mie giornate. Mi pare prenda il posto di quegli abbracci mancati per due anni. Non potevo non condividere con voi e non posso lasciare che cada nel vuoto. Mi piace l'idea che rimanga come un tatuaggio sulla pelle, e che possa avere la forza di cantare tra le onde del web ed emozionarvi come è successo a me.
A presto, Pietrina.
domenica 22 maggio 2022
Nell'abisso del mare ho trovato uno scrigno
La velocità del tempo corrente non è la velocità di noi stessə, non può rappresentare la vita nella sua essenza, ma questo non lo sa, e forse non lo sappiamo neanche noi fino a quando non ci lascia altra scelta che tuffarci a capofitto nel più profondo del nostro mare.
Ma cosa è successo? Non essendo la più abile delle nuotatrici della vita, ho dovuto fare un salto, ma ho anche azzardato capriole e acrobazie varie che legamenti e ossa hanno sentito benissimo. So che vi starete chiedendo, ma come si fa a muoversi in acque aperte e profonde? Non è la solita strada, non si vede alcunché.
Beh, fino a un anno fa non lo sapevo nemmeno io, non ero consapevole che si potesse convivere con insolite emozioni e mangiare turbolenze a colazione per giorni, settimane, mesi. Me ne sono resa conto un po' alla volta, vivendo crisi, con l'incognita della paura perenne. Che fatica restare sveglia per capirlo. Ve lo dico senza troppi giri di parole.
In acque profonde ho voluto tenere gli occhi aperti anche quando ero molto stanca, avevo delle protezioni, sì, ma ero io che dovevo nuotare sodo, la vita era ed è la mia. Volere non è sempre potere. Sfato questo mito. Sfato per l'ennesima volta anche l'idea che non si tratta di un film di fantasia, è tutto vero, verissimo e, soprattutto vissuto.
Qui sta il punto. Vivere emozioni nuove è conoscere se stessə e scoprire di essere una risorsa infinita. Vivere certe emozioni è anche imparare a fermarsi e ad ascoltare il nostro suono. Non superare il limite, non mi piace questa idea, mi piace, anche se non è divertente, della pura consapevolezza che siamo umanə fragilə, non macchine, non manichini telecomandati.
Sono parole che io ripeto come una litania, e continuerò a farlo anche se sono stonata, sembrano ovvie e banali, ma sono parole importanti, una canzone, una poesia da imparare. Ma secondo voi, come ho fatto a trovare il mio scrigno? E ancora, secondo voi, come afferro quel raggio di luce che mi fa strada ogni volta che sono al buio?
Sono acrobata verso me stessa, quando penso a me, punto verso me, mi fermo a lungo a guardarmi, faccio un lungo e fighissimo inchino. Avete letto bene, fighissimo. È una licenza concessa. E mi concedo frivolezze sincere, bellezze semplici, lentezze vergognosamente mozzafiato. Mi accorgo di essere io il mio scrigno e soltanto io posso aprirlo.
Ogni singola creatura è custode della propria bellezza e risorsa infinita. Gioca bene a nascondino, i chilometri da percorrere sono tanti, è dispendiosa come gioiello, ma volete mettere la meraviglia quando la indossate?
Quasi due anni: priorità e filosofia
Non conto i successi e i fallimenti raccolti in quasi due anni dal mio primo passo, dal mio ultimo post sui novanta giorni e la paura. La ...
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Non conto i successi e i fallimenti raccolti in quasi due anni dal mio primo passo, dal mio ultimo post sui novanta giorni e la paura. La ...
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Questo post sarebbe dovuto arrivare una settimana fa, ma avevo bisogno di costruire riga per riga mettendo le parole al loro posto, non l...
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No, non mi sto prendendo gioco di voi. La donzella in foto pare non essere una fanciulla con lo scudo, una shield-maiden o skja...




